… come esordendo in una fiaba, ma questa non è propriamente una fiaba, è una storia vera da raccontare ad episodi, per cercare di svelare poco a poco quell’indeterminatezza che anche le storie vere portano con sé

Sono alla ricerca di tracce, molte delle quali reperibili anche sul web, da ricucire in modo coerente, se non lineare, sulla nascita dell’ukulele, sulla sua provenienza. Gli oggetti non nascono dal nulla, sono frutto dei bisogni dell’uomo che grazie a immaginazione, creatività e abilità prendono forma e consistenza, a volte sono frutto delle trasformazioni di altri oggetti. La storia dell’ukulele è in bilico fra questi due poli.

Durante questa lenta navigazione compariranno, come luci intermittenti, parole chiave che via via andranno messe a fuoco e definite tramite immagini e racconti. E’ utile cominciare a pronunciarne alcune: braguinha, la più nominata, rajao, la più dimenticata, cavaquinho, la più generica, viola da mano, la più sconosciuta. Per cominciare dovremo solo familiarizzare con questi oggetti sonori da far vibrare in ascolti rubati qua e là e in letture fortuite.

Potrebbe sembrare un discorso noioso, come spesso avviene tra appassionati e addetti ai lavori, ma la ricostruzione storica delle trasformazioni che uno strumento musicale ha avuto nel tempo e nello spazio, merita attenzione, stimola la curiosità, apre la mente al nuovo e, non ultimo, affascina, ma solo chi si dispone alla meraviglia.

Questa rubrica vuole essere il luogo dove riunire e riordinare pazientemente tutte le informazioni che si continuano ad ammassare alla rinfusa nel mio hard disk, generando un senso di insoddisfazione e incompiutezza. Perciò, anche solo per questa funzione “catartica”, vale sempre la pena di ascoltare le fiabe, quindi:

C’ERA UNA VOLTA, TANTO TEMPO FA…