In questa puntata di “Intorno all’ukulele” voglio parlarvi di un disco che reputo imperdibile fra quelli dedicati all’ukulele. Il titolo “How about uke?” può trarre in inganno in quanto omonimo del primo disco registrato dal grande Lyle Ritz nel lontano 1957. In questo caso gli artisti che compaiono nella raccolta di 13 tracce che ci accompagnano nell’ascolto sono ben quattro, definiti nel sottotitolo “maghi dell’ukulele”. E anche in questo caso riecheggia l’espressione “The wizard of the strings” con cui solitamente viene definito il mitico Roy Smeck. Curioso come nel mondo dell’ukulele vi siano queste ripetizioni!

I maghi di cui ci occupiamo sono tutti nativi delle isole Hawaii: Jesse Kalima, Eddie Kamae, Eddie Bush e Ohta San. Tutti appartenenti a diverse fasi della sia pur breve storia del nostro strumento, perciò ancora più piacevoli da ascoltare anche a random, abbandonando la successione scelta dalla Lehua Records nel 1974.

 Il disco si apre con la trascinante “Liliu e” eseguita da Jesse Kalima (1920-1980) il primo ad usare l’amplificazione per il suo tenore e ad abbandonare l’accordatura rientrante in favore di quella lineare. Fra i primi anche ad introdurre la tecnica detta “Chord soloing” consistente nell’eseguire gli accordi ritmicamente ma in modo da far emergere anche la melodia. I quattro brani contenuti in questa raccolta sono fra i pochi che possiamo ascoltare di questo grande strumentista e sono caratterizzati dal suono potente dell’ukulele tenore, scelto pare anche perché adatto alle sue grandi dita, con una interessante base dal sapore jazzistico in cui emerge il contrabbasso, la batteria, le percussioni e la chitarra acustica.

Anche Eddie Bush, bancario di giorno e performer di notte, scomparso nel 2002, ci ha lasciato poche registrazioni a testimonianza della sua arte. Due sono le tracce presenti in questo disco: “Blue Hawaii” ed “Adventures in Paradise”, entrambe ci propongono una melodia eseguita in tremolo su una base basso – chitarra molto lenta e cadenzata. Il tutto per creare un’atmosfera sognante grazie anche all’uso di un riverbero che personalmente trovo eccessivo e, alla lunga, un po’ stucchevole.

Fra i cinque brani che testimoniano la grandezza di Eddie Kamae, il mio preferito è “Akaka falls” che, insieme all’imperdibile “Aloha oe”, ci offre un saggio della sua capacità di arrangiare melodie hawaiane con un tremolo espressivo, come se fosse un violino o addirittura la voce. Curioso il fatto che agli esordi Kamae preferì dedicarsi ad arrangiare temi latini, jazz, classici o folk, ritenuti più interessanti di quelli hawaiani, giudicati al contrario troppo semplici. Nel ’60, per nostra fortuna, cambiò opinione e formò i “Sons of Hawaii” col mitico Gabby Pahinui alla slack key guitar e lasciandoci dischi straordinari.
Ultimo dei quattro “wizards of the ukulele” è Herb Ohta che fin da bambino si segnalò per il suo straordinario talento e quando incontrò Eddie Kamae venne da lui consigliato e seguito per l’avvio della sua carriera. Nel ’64 iniziò a incidere dischi per la Hula Records assumendo il nome d’arte Ohta San. Di lui vi segnalo la bellissima “Pua maeole”.
Si tratta quindi di un album indispensabile per avere una veloce ma significativa panoramica su quattro fondamentali ukulelisti che, ciascuno con la propria personalità, hanno valorizzato l’ukulele e, come disse Eddie Bush, hanno dimostrato che “l’ukulele può essere usato come strumento principale e non solo come sottofondo o come elemento di novità”.
Potete ascoltare molti brani di questo disco nel Podcast della puntata.


(Articolo apparso sul blog UKULELE CHE PASSIONE! e sul notiziario LA PULCE – sett 2017 )