Tutto ciò avvenne regolarmente in corrispondenza alle cosiddette tre ondate in cui l’interesse verso il nostro ukulele crebbe a dismisura. Molti erano le cause di questo incremento di interesse e non è questa la sede per aprire il discorso. Ora ci preme notare come la vendita di strumenti a basso prezzo crebbe in modo esponenziale.
Negli anni ‘50 ad esempio comparvero addirittura ukulele di plastica: il Carnival, l’Islander uke, l’ Arthur Godfrey TV Pal e in questa produzione venne coinvolto Mario Maccaferri, un liutaio di primissimo piano.

 

3. Nuovi canali di informazione e apprendimento

 Ultimo elemento che contribuisce a rendere l’ukulele uno strumento cosmopolita è certamente la facilità con cui è possibile acquisire tutorial metodi dischi stralci di live soprattutto attraverso la rete con video.
Come insegnante non posso evitare di sottolineare come l’apprendimento si basa sulla  relazione  allievo insegnante basato su confronti scambi che in genere avvengono di persona e non virtualmente  ma nel mondo dell’ukulele non sempre è avvenuto così:  Arthur Godfrey , sempre lui, faceva anche lezioni durante le sue trasmissioni e recentemente in modo del tutto fortuito mi sono imbattuto su YouTube in una registrazione audio di un tutorial a cura di una figura femminile fondamentale nella storia dell’ukulele, May Singhi Breen, la quale spiega come suonare.

Oggi la divulgazione dell’ukulele tramite il web è diffusissima c’è l’imbarazzo della scelta nel seguire questo o quel personaggio: da Aldrine Guerrero col suo sito ukulele underground,  all’italiano Jontom con Youkulele.com, a molti altri personaggi che da ogni parte del mondo, anche senza uno specifico background si cimentano in video esemplificativi. Insomma, ce n’è per tutti i gusti perché è proprio vero: l’ukulele è per tutti!

(Articolo apparso sul blog UKULELE CHE PASSIONE! e sul notiziario LA PULCE – novembre 2017 )