Recensione di Davide Donelli

Non può stupire l’abbinamento dell’ ukulele, uno strumento che fa delle piccole dimensioni la sua caratteristica più evidente, motivo di interesse e curiosità anche da parte dei bambini, col mondo dell’infanzia e in modo particolare con quello della ninna nanna. Stupisce invece che, a quanto mi risulta, nessuno aveva ancora composto e registrato ninna nanne per ukulele solo. Lo fa per primo Choan Galvez che in questo 2018 ha già pubblicato un album intitolato “10 minutos” , proponendo dieci brani di breve durata, dal minuto ai due minuti massimi, confermando di trovarsi a suo agio in questa dimensione solistica, da miniatura, immediata e cesellata. Trattandosi di ninna nanne l’ascolto di queste ” lullabies for astronauts” trasmette subito l’idea di composizioni con una precisa e univoca espressività serena, intimistica, raccolta e riflessiva, senza ricorrere a virtuosismi o gesti eclatanti. Del resto anche la precedente  raccolta si distingueva per essere un prodotto discografico un po’ anomalo: in quel caso la varietà dei temi proposti accompagnava l’ascoltatore in situazioni musicali differenti, passando dalla danza popolare al brano melodico fino al pezzo strumentale con richiami polifonici anche sofisticati. In questo caso invece Choan Galvez sceglie di esplorare il mondo della “cançion de cuna”, come si dice nella sua terra, la Spagna, ma con il medesimo approccio all’ukulele che definirei anticonvenzionale. Infatti usa esclusivamente la tecnica del “punteado”, il pizzicato, evitando “rasgueados” e quindi distinguendosi dalla maggior parte degli ukulelisti che ricorrono giustamente allo “strumming” come elemento tecnico espressivo più  caratteristico.

Questa sfida è secondo me molto interessante ma richiede alcune informazioni basilari per essere ben compresa. Chi segue “Intorno all’ukulele”, sia come programma radiofonico che come blog, sa quanto mi abbia sempre affascinato l’origine dell’ukulele, strumento senza dubbio hawaiano ma che deve molto alla storia dei cordofoni portoghesi derivati dalla chitarra: braguinha e rajao in primis.  Insomma, per farla breve, lo stile esecutivo che Choan utilizza recupera la tecnica del pizzicato, non solo perché più consona all’espressività della ninna nanna ma anche come possibile scelta stilistica, quindi timbrica e compositiva. È uno strumento popolare più europeo, il suo, più debitore della tradizione ispanica e lusitana che di quella hawaiana e men che meno statunitense.

È questa la ragione per cui soffermerò la mia attenzione sullo spartito che Galvez ha scelto di pubblicare insieme al disco; scelta già compiuta con il precedente ” 10 minutos” e che tradisce l’intenzione di far suonare questi brevi componimenti alle mani, più o meno esperte, di appassionati ukulelisti che vogliono dedicarsi allo studio di uno spartito con pentagramma e tablatura. Per me è l’occasione per un’analisi più precisa della scrittura di Choan che nell’introduzione dichiara il suo debito formativo verso le trascrizioni dei brani classici realizzate da John King, verso la tecnica di Lyle Ritz denominata chord Melody e infine l’antica tecnica delle “campanelas” utilizzata sulla chitarra già nel 500 e nel 600 quando nelle terre spagnole si usavano accordature rientranti.

Avendo i brani una valenza anche didattica inizio segnalando quelli relativamente più semplici che usano le corde a vuoto, con formule melodiche semplici e lineari come si richiede ad una ninna nanna: “Nana per Eric” e “Mi chiquitina preçiosa” in cui è  possibile approcciarsi a posizioni utili per familiarizzare con la tecnica delle campanelle. Quest’ultima può essere affrontata in efficaci passaggi molto più impegnativi nella coda di “Cançion de cuna para mi b” e nella seconda parte di “Nana para Maya”. Segnalo anche la “Nana para Eva” che,  essendo la prima composta, ha il merito di aver stimolato in Choan l’idea di comporre un’intera raccolta di ninna nanne. Questa è particolarmente utile per lo studio dei bicordi anche con la tecnica slide. Si distinguono per la scrittura più densa e articolata “Coquettes lullabies”,  “Danza lenta para Ainielle“ e “Nana pa mi”, tre brani che non sfigurerebbero live, magari raccolti in forma di suite.

Insomma una pubblicazione interessante, curiosa, ricercata e controcorrente, che fa dell’apparente semplicità il suo punto di forza, salvo scoprire che dietro questi piccoli brani si cela un musicista preparato, con un background senza dubbio chitarristico, coi piedi e le mani ben radicati nella tradizione spagnola. Sono curioso di vedere come reagirà il mondo dell’ukulele italiano a una proposta di questo genere che molto si discosta dall’approccio “fai da te” o dell’apprendimento tramite video tutorial, tanto diffusi di questi tempi, ma questo è un discorso che ci porterebbe troppo lontano. I brani possono essere ascoltati in streaming o acquistati insieme allo spartito al link Bandcamp.com

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