Recensione di Davide Donelli

Nell’era dello streaming, del download e della musica digitale ho vissuto gli ultimi anni ascoltando musica senza avvalermi delle note di copertina, quelle un tempo contenute sul retro degli LP, ormai divenuti oggetti da collezione, o nel libretto interno al cofanetto di un CD.  La musica digitale non ci priva solo di questo ma perfino dell’immagine di copertina che per alcuni, come me, è sempre stato il paesaggio visivo in cui immergersi mentre si ascolta un disco. Oggi, quando va bene, viene ridotta a un’immagine molto semplice, direi essenziale, a cui non presto mai molta attenzione a causa della sua sempre maggiore piccolezza.
Insomma in questi ultimi anni, ricorrendo allo streaming e al download per comodità di utilizzo e velocità di acquisto, ho imparato a cercare indizi dalla musica stessa, senza avvalermi di altre informazioni o suggestioni contenute nelle note e immagini di copertina. Il che si tramuta poi in un esercizio di ascolto e comprensione niente male, anzi da consigliare vivamente a tutti. Così ultimamente è avvenuto ascoltando musica hawaiana o per ukulele e così è stato con l’ultimo lavoro discografico di Ukulollo, un artista di cui non ho mai nascosto di apprezzare tutti gli album per la loro originalità e riconoscibilità.

L’ultimo lavoro discografico di Lorenzo si intitola “Back to a new place” e subito mi  salta all’occhio un primo indizio:  non è firmato da Ukulollo bensì da Loren V, in sostanza un altro nome d’arte per Lorenzo Vignando in cui emerge la mancanza della desinenza “uku” tanto cara a solisti e gruppi di ukulele.
L’inconfondibile suono dell’ukulele di Lorenzo è del tutto assente, se ne intuisce la presenza in alcuni brani come ukulele elettrico e per il resto il sound è synth e personalmente ritrovo, con un pizzico di malinconia e di fastidio, rimandi a molta musica degli anni 80 e 90. Ciò nonostante, fin dal primo ascolto, non mi sorprendo anzi mi diverto a rintracciare nella memoria musicale brevi flash di quei decenni e un brano in particolare, Alas, mi ricorda addirittura l’inizio di un brano di Peter Gabriel, al momento non so dire quale ma il suono è quello, musicisti più ferrati di me in materia sapranno certamente dargli un nome, io mi limito a riconoscerlo.



In sostanza la musica di Loren V si veste di sonorità nuove per Ukulollo ma vecchie per i non più giovani come il sottoscritto, sonorità e arrangiamenti in stile disco anni 80: questo è il paesaggio sonoro a cui far riferimento. Francamente non mi sorprendo più di tanto di questa scelta perché segnali in questa direzione erano già avvertibili nel single “We don’t need a DJ” in cui, in modo simile, il suggestivo suono acustico dell’ukulele lasciava il posto ad altre sonorità, inaspettate e insolite. Essendo Lorenzo un artista anche visuale, forte della sua invidiabile abilità come videomaker, nel videoclip di quel brano il sound si accompagnava a tute spaziali in un contesto da supereroi per giunta su una inconfondibile spiaggia dell’Adriatico. La narrazione era fantastica e la musica era, come spesso avviene, energica, positiva, solare, divertente.

Ho sempre apprezzato di Ukulollo la riconoscibilità, ossia quella capacità di farsi riconoscere pur nella variazione dei contesti o delle collaborazioni, penso ora ai numerosi abbinamenti con artisti internazionali di diversa estrazione e provenienza: Charlotte Pelgen, Paul Moore, Victoria Vox,  Ken Middleton e moltissimi altri. Anche questo è un indizio di curiosità e interesse verso gli altri mondi espressivi da tenere presente per comprendere il percorso di Lorenzo.

Personalmente, superando la mia diffidenza per i suoni Synth e le atmosfere da disco music, ritrovo con piacere l’orecchiabilità, la scorrevolezza e il gusto per il bello (che si traduce nella cura dei dettagli) tipici di Lorenzo, ma non solo. Ritrovo una certa freschezza, nonostante questo tipo di operazione artistica recuperi stilemi ormai datati, e quella autentica, e quindi convincente, voglia di intrattenere e comunicare un messaggio positivo, tutte qualità che ho sempre trovato nella musica di Ukulollo.



Le quattordici tracce di “Back to a new place” ci accompagnano in un viaggio nel passato che a tratti mi sembra assuma i caratteri di una missione spaziale, a volte con accenni epici come nell’introduttiva “A Player’s Prayer“e  in “I’m a Sinistar”. La bellissima “MIstaken” e Hero to Zero” mi suggeriscono che nel dna musicale di Lorenzo questo “colpo di testa” verso la disco anni 80 è sempre stato presente sotto traccia, tanto questi nuovi arrangiamenti sono calzanti, così come per la delicata e timbricamente magica “Beatrice”. In molti brani ritrovo una particolare attenzione per la cantabilità, forse un tratto che me lo ha fatto sempre considerare “italiano” nonostante le evidenti influenze estere.

Queste, in sostanza, le mie prime impressioni all’ascolto di “Back to a new place” a cui seguono alcune doverose domande: Vuole forse farsi conoscere ad un pubblico più ampio?  Vuole uscire dal circoscritto ambiente ukulelistico lasciando strade già percorse, quindi sicure? Può darsi, ma certamente divagazioni sul tema sono solo salutari nel percorso di un artista curioso e creativo come Lorenzo e anche l’ambiente ukulelistico ne trarrebbe qualche vantaggio.

A questo punto sono solo curioso di sapere quanto ci racconterà al riguardo la viva voce di Lorenzo, presto ospite di INTORNO ALL’UKULELE nelle prossime puntate della nuova stagione 2019 – 2020

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