Premessa a una Didattica dell’Ukulele

di Davide Donelli

Sono stanco di sentire definire l’ukulele come uno strumento facile, bello, divertente e che per giunta costa poco. Io stesso più volte mi sono espresso con questo tipo di apprezzamenti e non biasimo chi continua a sbandierarli. Si tratta infatti di pregi, aspetti e qualità reali che però, secondo me, alla lunga rischiano di essere controproducenti, tramutandosi in un boomerang con effetti negativi sull’immagine dell’ukulele in quanto alterano una sua esatta e veritiera definizione, soprattutto nei confronti degli altri strumenti musicali.

Vediamo nel dettaglio ciascuno di questi aggettivi che spesso vengono, come dicevo, insistentemente sbandierati.

Facile

Che l’ukulele sia facile è vero fino a un certo punto: il primo approccio è apparentemente semplice perché si tratta di un oggetto piccolo, leggero e quindi si presume facile da maneggiare. In realtà già sostenere lo strumento in una posizione comoda per suonare comporta una certa attenzione che si traduce in giornate di studio, tentativi prove ed errori, e ciò avviene sia se si sceglie di suonare in piedi che seduti. Non ditemi che è cosi facile da sostenere quando si suona in piedi o  al contrario che è agevole trovare una posizione stando seduti. Penso a una posizione che permetta agli arti superiori i necessari movimenti per suonare e sostenere allo stesso tempo. Certo la tracolla risolve molti problemi quindi facilita e risolve il problema perché, appunto, di per sè non è facile.

Non parliamo poi della taglia dello strumento. Rispetto a questo aspetto basilare e non trascurabile le opinioni sono molteplici: meglio iniziare col soprano o col concert? Tra poco il soprano verrà suonato solo dai bambini, visto che molti adulti preferiscono il tenore, neppure il concert: il tenore.  Sfruttassimo il tenore per avere una sonorità diversa dagli altri, magari accordandolo in Sib o La, me ne farei una ragione. In realtà la maggior parte preferisce il tenore perché più comodo per la mano sinistra. Appunto: più facile. Questo significa che il soprano è più difficile? Non direi, ma di sicuro cosi facendo si risolvono le difficoltà evitandole non affrontandole con una tecnica più specifica ed affinata o con una scelta di repertorio più precisa e coerente con le funzionalità  di ciascuna taglia o con una maggior consapevolezza  delle differenze fra i diversi ukulele. Ogni strumento ha specifiche potenzialità che richiedono tecniche precise non sempre trasferibili sugli altri.

In sostanza penso che l’ukulele non sia più facile di un pianoforte o di un flauto, anzi: produrre un suono a corde libere è,  come sulla chitarra, immediato ma attenzione a non banalizzare questa facilità. Il suono sarà  bello e facile da produrre solo se mi pongo un traguardo semplice, facile da raggiungere. Come sempre dipende da cosa mi prefiggo di fare, è questo il punto.

Dietro a questo “facile” si nasconde un messaggio sbagliato, allora cominciamo a dire che può essere “difficile” se suonato esattamente come tutti gli altri strumenti. Per giunta la storia dell’ukulele, sia pur breve, ci dà molti esempi in questo senso.

Costa poco

Non mi risulta che spendendo meno nell’acquisto di uno strumento musicale si possieda un prodotto migliore. Mi risulta, invece, che risparmiare nella fase del primo acquisto determina dopo poco tempo la necessità di cercare qualcosa di meglio, quindi di più costoso, e di conseguenza fare un secondo acquisto. Il confine fra strumento e giocattolo è un confine delicato e l’ukulele rischia più di tanti altri strumenti questo sconfinamento, molto di più del flauto dolce, tanto ingiustamente biasimato.

Divertente

Imparare a suonare uno strumento, così  come imparare a fare uno sport, come imparare una lingua straniera non può essere sempre e solo divertente. Sulle prime si, ma ben presto si arriva a un punto in cui il divertimento non porta i risultati richiesti.

Certo se abbiniamo il sorriso, a volte perfino stereotipato di Andy Eastwood, di Roy Smeck o di George Formby, alla loro abilità tecnica allora suonare l’ukulele deve essere proprio divertente ma dietro c’è molto altro: abilità, studio, esercizio.

Queste perplessità preludono alla necessità di proporre un approccio all’ukulele diverso. Fra le molte possibilità io ho scelto di percorrere la strada che mi è  più  congeniale ed appartiene alla mia formazione musicale: conoscere il passato per fare musica nel presente. Ci sono anche altri approcci, creativi compositivi ma faccio fatica a concepire la scoperta e l’esplorazione di uno strumento senza lasciarmi trascinare dalla curiosità di sapere cosa hanno fatto coloro che ci hanno preceduto.

Occorre attrezzarsi perché l’ukulele mantenga il suo sorriso il suo appeal presentandolo oggettivamente per ciò che è: uno strumento musicale caratteristico, con una storia variopinta, frutto della sua versatilità.

(continua)

Tag:, , ,