RECENSIONI

THE MIRROR di Francesco Albertazzi

Recensione di Davide Donelli

Certo non c’è come l’arte, e la musica nello specifico, per entrare in un ambito dove le opinioni e le sensazioni sono quasi sempre del tutto personali, ma se proprio posso dirla tutta, in questi ultimi tre mesi mi ha spesso infastidito vedere ed ascoltare gli altri far musica: sia sui balconi sia in collegamenti online, professionisti e dilettanti, nomi sconosciuti o più o meno famosi. Per chi di voi leggerà queste mie righe fra un po’ di tempo, occorre specificare che mi sto riferendo al periodo di lockdown per il Covid19. So bene che è una mia opinione del tutto personale, ovviamente, che non mette in discussione l’autenticità e la legittimità delle scelte e dei gesti di ciascuna persona, anche quando non la pensa come me.

Ciò detto, ho appena ascoltato “The Mirror”, ultimo brano di Francesco Albertazzi, da poche ore uscito sui digital store, e vorrei esprimere la mia soddisfazione nel sentirmi “rispecchiato” in questo suo pezzo scritto e prodotto, non a caso, negli ultimi mesi. Al primo ascolto lo definirei un brano dolce, affettuoso, sentito, sincero, con un mood che appartiene a questo difficile periodo, almeno per chi come lui, e come me, ha vissuto in zone “calde”. Ci ritrovo una dimensione raccolta, intima, un bisogno di distensione che saprà certamente regalare al pubblico una particolare magia nelle versioni live, non appena si tornerà a fare i concerti. Immagino che possa creare un interessante cortocircuito fra la dimensione pubblica e quella privata, fra lo stare all’aperto e il sentirsi protetti a casa propria, fra l’essere di fronte a tante persone e lo svelare sensazioni personali.  “The Mirror”, come tutti i brani autobiografici, è un brano capace di mettere a nudo, e fare musica significa proprio avere il coraggio di mostrare anche le parti più nascoste di noi stessi.

Indipendentemente dalla bravura di Francesco come ukulelista, colgo questa occasione per sottolineare la sua abilità di compositore di musica strumentale, dotato di una scrittura pulita, capace di colpire il bersaglio delle emozioni, sempre efficace sul piano comunicativo. La presenza del flauto, ad esempio, è una scelta vincente che comunque non toglie al nostro ukulele il ruolo di solista, o forse sarebbe meglio dire di “regista”, che propone, coordina e accompagna l’ascoltatore per tutti i tre minuti.

Ho sempre apprezzato la piattaforma Soundcloud, dove non a caso pubblico i podcast del format radiofonico “Intorno all’ukulele”, perché essa offre all’ascoltatore la possibilità di commentare le singole tracce in punti specifici del file audio, indicando con precisione minuti e secondi a cui si riferisce quel particolare commento. Ebbene, anche se non siamo su Souncloud, vi invito a fermare lo scorrere di “The Mirror” a 1:54, da quel preciso istante infatti emerge la capacità di Francesco nello scrivere musica, che poi quasi sempre si traduce nel saper curare i dettagli. Fin dal primo ascolto ho notato un dettaglio che comincia esattamente lì, un passaggio strumentale fatto di accordi ribattuti dall’ukulele, con l’arpeggio del piano e tanto altro, un rapido episodio, a tratti incalzante, che regala all’ascoltatore una lieve divagazione, una breve pausa prima di riassaporare per l’ultima volta il tema di “The Mirror”, sempre delicato, discreto, confidenziale. Le idee musicali, quando sono semplici, hanno bisogno di essere realizzate in modo lineare, senza strafare, come fa Francesco ben sapendo che è facile stancare l’ascoltatore con una ripetizione di troppo o al momento sbagliato. Il rischio è dietro l’angolo, soprattutto quando un brano è cantabile.

Per concludere vorrei aggiungere un appunto critico che vuole essere un auspicio per il futuro. Penso infatti che la forma canzone, specialmente se racchiusa in soli tre minuti, non sia sempre la più appropriata per le idee musicali di Francesco. Il suo mondo espressivo ha bisogno di un respiro più ampio per liberarsi, per andare oltre ogni tipo di lockdown, così come ben raffigurato nella foto della copertina di “The Mirror”. La strada è già segnata, bisogna solo percorrerla senza esitazioni.

Alla prossima!

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