È da alcuni mesi che l’accordatura standard “sol do mi la” non mi convince del tutto. Possibile che uno strumento che nella sua pur breve storia si presenta in molteplici dimensioni denominate come i registri della voce (soprano, contralto/concert, tenore, baritono e basso),  presenti sempre la stessa accordatura?

Fatta eccezione per gli ultimi due che della famiglia sono quelli nati per ultimi e forse sono i meno caratteristici in quanto si discostano dal suono squillante dell’ukulele originario, tutti gli altri (soprano contralto tenore) vengono dalla maggior parte degli ukulelisti, soprattutto italiani, accordati “sol do mi la”.

Se così fosse avrebbero ragione coloro che manifestano qualche antipatia per questo o quello strumento o che  esprimono l’ inutilità di alcuni di questi. Mi spiego.
Ci sono coloro che ritengono poco interessante il concert, preferendogli di gran lunga il soprano e il tenore. Ci sono coloro che non tradirebbero mai il proprio tenore ritenendolo addirittura più squillante del soprano. Altri ancora non prendono in considerazione il baritono perché troppo “chitarristico” quando poi idolatrano il basso senza che li sfiori il sospetto che anch’esso è troppo “bassistico”!  Insomma penso che occorra chiarirsi un po’ tutti le idee su questo argomento e come spesso avviene la storia ci può insegnare molto.

Sulla scia della mia recente infatuazione per l’opera di Ian Withcomb, mi sono imbattuto in una sua pubblicazione dal titolo TIN PAN ALLEY a pictorial  history (1919-1939). In questo corposo volume oltre a interessanti notizie sulla musica del periodo di Tin Pan Alley, Withcomb propone ben 40 riproduzioni di spartiti dell’epoca alcuni dei quali con il diagramma degli accordi per ukulele. Sfogliando queste pagine risulta evidente che l’aggiunta di indicazioni esplicite per ukulele aveva il chiaro intento di incentivare la vendita di questi fogli di musica che facevano parte del businnes di Tin Pan Alley. Alla base stava il convincimento che quanto più divulgo la musica, nelle sue diverse forme, tanto più la vendo e quindi ci guadagno.

Si sa che May Singhi Breen è stata una figura determinante nella divulgazione dell’ukulele in quei decenni ed è nota la sua insistenza sugli editori per inserire i diagrammi degli accordi per ukulele negli spartiti solitamente per voce e piano. Diversi interessi confluirono nella stessa direzione: cavalcare l’ondata di interesse ed entusiasmo verso l’ukulele equivaleva a vendere ancor piu gli spartiti delle canzoni di successo.

In questo senso va interpretata anche la presenza sopra il pentagramma del canto della notazione musicale alfabetica del Tonic sol-fa, tecnica pedagogica per imparara a leggere a prima vista diffusa in area anglosassone, ideata dal didatta inglese John Curwen e introdotta in Italia negli anni 70 da Roberto Goitre col nome di Do mobile.
In pratica trasporto tutte le tonalità a Do, che è la scala modello, riconoscendo più facilmente gli intervalli melodici da cantare ma anche da suonare.


Nell’esempio tratto da “Love me or leave me” la tonica Do equivale a Lab, le lettere dell’alfabeto (d r m f s l t con t che equivale alla nota si per non confonderla con sol) corrispondono ai gradi della scala mentre trattini puntini e doppi punti indicano la durata dei suoni. Notazione molto intuitiva.
Anche questo contribuì a rendere più appetibile e vendibile ciascuno spartito fra coloro che non sapevano leggere il pentagramma ma anche fra coloro che leggevano a prima vista con questa tecnica didattica.

Detto ciò in questa raccolta i brani con indicazioni per ukulele sono destinati a strumenti con diverse accordature:

  • In Do: sol do mi la
  • In Re: la re fa# si
  • In Mib: sib mib sol do
  • In Sib: fa sib re sol

È  evidente che non tutte sono praticabili sul soprano e si capisce che Mib e Sib sono tonalità jazzistiche ossia compatibili con gli strumenti a fiato diffusi nel jazz.
Non è dato sapere se queste accordature fossero poste su un soprano, un concert o un tenore ma poco importa, ciò che conta è la versatilità del nostro strumento che comunque ha nelle posizioni degli accordi delle tonalità di Do e Fa M (in un caso anche di Fa m) quelle maggiormente risonanti per il semplice fatto che sfruttando le corde a vuoto producono una risonanza piena.
Perciò  gli accordi nella tonalità di Do vengono quasi sempre usati per armonizzare canzoni in Sib o in Mib, esattamente come un armonicista a bocca che sostituisce lo strumento mantenendo le posizioni da suonare inalterate o ad un tastierista che usa il traspositore.


Si distinguono le canzoni in Sol che vengono spesso suonate con accordatura in Re usando gli accordi della tonalità di Fa.

Si tratta di una semplificazione perché con poche posizioni di accordi si armonizzano più tonalità sfruttando le diverse risonanze delle accordature degli strumenti più acuti o gravi. Questa prassi non era affatto ricercata o difficile da realizzare, al contrario era semplice e immediata, altrimenti non avrebbe preso piede e sarebbe ben presto caduta in disuso.

Quali indicazioni allora possiamo ricavare da tutto ciò? Innanzitutto che la ricchezza timbrica della famiglia degli ukulele è di gran lunga superiore a quanto oggi siamo indotti a fare utilizzando un solo tipo di accordatura, apparentemente la più facile ma in realtà molto limitante.

Se per cominciare a suonare l’ukulele l’accordatura in Do è consigliatissima, anzi d’obbligo, per proseguire nello studio, nella scrittura di canzoni, nella ricerca e adattamento di brani di altri repertori, “sacrificare” uno o due ukulele della propria collezione per adottare accordature diverse è una scelta che consiglio vivamente.

Da subito un soprano potrebbe essere alzato di un tono, a Re. È  il trasporto più facile: suono Do e realizzo Re,  suono Sol7 e realizzo La7, suono Fa e realizzo Sol, suono Do7 e realizzo Re7 e così via.
Non si devono studiare nuove posizioni ma solo trasportare un tono sopra quelle già conosciute.
Le concatenazioni di accordi sono le stesse, la gestualità è la stessa, mentre la sonorità è più squillante come richiesto in questo repertorio ma ciò risponde anche all’immaginario collettivo per cui l’ukulele  “buca” l’orchestra facendosi sentire al pari di un ottavino o di un sax soprano.

Se avete strumenti vintage o banjolele molto probabilmente è accordatura d’obbligo: finalmente non vi farete più domande sul tipo di corde da impiegare, perché quelle che montate non rendono, ma sull’altezza dei suoni per cui il vostro soprano era stato pensato. Personalmente ho risolto molti dubbi trovando l’accordatura giusta per far vibrare bene la tavola armonica o la pelle, la scelta del tipo/marca di corde è stata successiva, come è naturale che sia.

Una volta provato Re viene la curiosità di provare Mib. La sua utilità è comunque per chi suona brani jazz, ancor più con strumenti in Sib e Mib o col piano come in Charmaine! il cui arrangiamento è espressamente per banjulele (sic).

Proseguendo il concert è l’unico della famiglia da tenere a Do come è nella tradizione, mentre anche per il tenore abbiamo due possibilità: un tono sotto, ossia Sib, o un tono e mezzo sotto, ossia La. Se non siete amanti del repertorio jazz e non suonate jazz con altri consiglierei di provare La, ossia un tono e mezzo sotto. In pratica: suono Do realizzo La, suono sol7 realizzo Mi7, suono Fa e realizzo Re.  È così via.

Vale tutto ciò detto per il soprano ma va aggiunto un discorso sulle corde. Un conto è alzare la tensione delle corde facendo attenzione al punto di rottura e al ponticello, un conto è abbassarla riuscendo a mantenere una tensione sufficiente per avere una vibrazione corretta. Io molto empiricamente ho preso una muta per concert invertendo le posizioni con un risultato che non mi dispiace affatto. Altri usano corde per baritono (re sol si mi) alzandole di un tono (mi la do# fa#). Forse hanno ragione loro. Si accolgono consigli.

Personalmente sto iniziando a sperimentare l’arrangiamento di brani con gruppi di ukulele accordati diversamente. Dai primi esempi lo spettro sonoro si amplia in modo sorprendente e sembra proprio di ascoltare un’orchestra di ukulele, il sound è più ampio e pieno.

Tutto ciò è questione di abitudine, di gusto, di curiosità… se nel glorioso passato si faceva così mi sembra un peccato non tenerne conto. Certo all’inizio è disorientante ma trovo tutto ciò affascinante e ricco di potenzialità. Ognuno può attingere a questa ricchezza come meglio crede. Fate voi!